Biennale danza 2012


Biennale Danza 2012: Awakenings


ottava edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea

dall’8 al 24 giugno 2012

Giunto all’ottava edizione, il Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta, si svolgerà quest’anno dall’8 al 24 giugno

 Due settimane tra spettacoli, performance, installazioni – fra cui 5 prime mondiali e 5 novità per l’Italia – ma anche conferenze, laboratori e masterclass con alcuni dei protagonisti della scena contemporanea. 

E ancora: 20 brevi performance di altrettante compagnie selezionate tramite bando, presentate nella Marathon of the unexpected, uno spazio all’interno del Festival dedicato a lavori inediti e innovativi.

Il Festival, diretto da Ismael Ivo e intitolato Awakenings, per celebrare e invitare al risveglio della vita e della creatività - “Il movimento è vita. Il cuore dà il ritmo e il corpo muove un passo.

 Queste sono le dinamiche della sopravvivenza e dell’esistenza”, scrive Ivo - si snoderà attraverso la città: dagli affascinanti spazi dell’Arsenale – Artiglierie, Corderie, Teatro Piccolo Arsenale, Teatro alle Tese, - alla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale, al Teatro Malibran e a spazi inconsueti come il Salone SS. Filippo e Giacomo del Museo Diocesano di Venezia.

Due sono le novità che aprono il Festival l’8 giugno: il nuovo spettacolo di Virgilio Sieni, ideato appositamente per il festival, De anima, che prosegue il particolarissimo percorso intrapreso dal coreografo toscano tra letteratura filosofia e poesia, in scena al Teatro Piccolo Arsenale, e la nuova coreografia del direttore Ismael Ivo, Biblioteca del corpo, che vedrà impegnati, a conclusione della sessione annuale di studi, i 25 danzatori dell’Arsenale della Danza

 L’attività di formazione e ricerca rappresentata dall’Arsenale della Danza e quella storicamente festivaliera ed espositiva, volta ad accendere i riflettori su una fetta consistente del panorama contemporaneo dell’arte coreutica trovano qui un punto di convergenza. 

 Idealmente ispirato al racconto di Borges La Biblioteca di Babele, lo spettacolo compone una personale “biblioteca del corpo”, una installazione coreografica dove i corpi sono raccolti come un libro.

 “Il punto di partenza è l’idea che ogni individuo rappresenta di per sé un libro che contiene informazioni uniche e originali.

 Queste informazioni segrete sono inimitabili. 

Ma il libro individuale deve essere aperto per poter rivelare i suoi diversi aspetti, i difetti, le qualità e le potenzialità. 

In questo processo, ogni singolo libro, pur se originale in sé, è solo un volume della grande enciclopedia umana” (I. Ivo). In replica il 9 e 10 giugno, lo spettacolo sarà poi in tournée in Italia e all’estero.

Il Festival prosegue con un omaggio a una indimenticata artista, Pina Bausch, composto da Cristiana Morganti, danzatrice storica del Tanztheater Wuppertal: Moving with Pina sarà presentato nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian il 12 e 13 giugno.

 Il dittico del Balé Teatro Castro Alves di Salvador di Bahia, apre invece uno squarcio su un Paese come il Brasile, dove l’arte della danza attraversa le espressioni quotidiane della vita: 1Por1Praum di Jorge Vermelho e A quem possa interessar di Henrique Rodovalho, presentati alla Biennale in prima nazionale, saranno in scena rispettivamente alle Corderie dell’Arsenale (13>17 giugno) e al Teatro alle Tese (15>17 giugno). 

Dal Brasile a un'altra forma di “meticciato culturale” con la coreografa anglo-indiana Shobana Jeyasingh, pioniera della danza “globale” o “fusion”, che cortocircuita tradizione e innovazione, oriente e occidente. TooMortal è il titolo della nuova creazione di Shobana, presentata in prima assoluta a Venezia e commissionata dalla Biennale con il Festival di Londra Dance Umbrella e Dansen Hus di Stoccolma (14>16 giugno, Salone SS. Filippo e Giacomo, Museo Diocesano).

Torna a Venezia William Forsythe, artista in costante evoluzione che non cessa di indagare sui processi della danza, con uno degli ormai celebri “oggetti coreografici”, esposti nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo: Nowhere and everywhere at the Same Time, in prima italiana alla Biennale negli spazi delle Artiglierie dell’Arsenale (15>17, 22>24 giugno). 

Saranno invece per la prima volta alla Biennale l’islandese Erna Ómarsdóttir, a lungo danzatrice di Jan Fabre, con la nuova versione di We saw monsters al Teatro Piccolo Arsenale (15 e 16 giugno) e il beninese Koffi Kôkô, performer apripista della danza moderna africana in Europa, con La Beauté du Diable al Teatro Piccolo Arsenale (19 e 20 giugno). 

Dal rapporto fra Maestri e allievi nasce la proposta di uno spettacolo storico come Line Up, nato dall’incontro del Teatro Scuola “Paolo Grassi” di Milano con la “lezione” della coreografa americana Trisha Brown e la sua compagnia (al Teatro Piccolo Arsenale, 21 e 22 giugno).

Il finale di questa ottava edizione del Festival della Biennale allinea due presenze d’eccezione. 

Una vera star della danza, Sylvie Guillem, forse l’unica artista riuscita a coniugare una popolarità planetaria con l’altissima qualità delle proposte, che arriva da una lunga tournée iniziata al Sadler’s Welles di Londra con il suo ultimo lavoro: 6000 Miles Away, un trittico coreografico ad opera dei più bei nomi della danza contemporanea, Willliam Forsythe, Mats Ek, Jirí Kylián (al Teatro Malibran il 22 giugno). 

Infine la prima mondiale del nuovo spettacolo di un artista ormai di culto, Wim Vadekeybus: il suo Booty Looting, in scena il 23 e 24 giugno al Teatro alle Tese dell’Arsenale.
 
Marathon of the unexpected (24 giugno, Teatro Piccolo Arsenale) è lo spazio aperto dalla Biennale all’interno del Festival e dedicato alle novità: tutti pezzi inediti e fulminanti per brevità – non più di 15 minuti ognuno - selezionati attraverso un bando di concorso per portare allo scoperto ciò che raramente trova visibilità. Awakenings Dance Party (24 giugno, Tese delle Vergini) sarà invece un momento di festa condiviso, per celebrare la gioia e la bellezza della danza a coronamento del Festival.
 
Il programma della Biennale Danza si articola anche attraverso esperienze laboratoriali, incontri e conferenze che sottolineano la necessità di fare di Venezia non solo il luogo privilegiato per presentare spettacoli inediti per l'Italia, ma anche il luogo dell'incontro tra artisti italiani e stranieri e tra gli artisti e un pubblico consapevole, attento alla ricerca di diversi linguaggi espressivi.

 Accanto a Choreographic Collision, sesta edizione di un percorso di perfezionamento nella coreografia sotto la direzione di Ismael Ivo e a cura dell’Associazione Danzavenezia, ci saranno masterclass per professionisti e non con i protagonisti del Festival, occasione unica per entrare in contatto diretto con gli strumenti e i processi creativi di maestri di oggi: Virgilio Sieni, Cristiana Morganti del Tanztheater Wuppertal, Rosa Barreto e Gilberto Baía del Balé do Teatro Castro Alves, Erna Ómarsdóttir, Wim Vandekeybus, Brock Labrenz della Forsythe Company e Koffi Kôkô.
 

Biennale Architettura 2012

13. Mostra Internazionale di Architettura. 

Common Ground

 

vernice 27-28 agosto, 
cerimonia di premiazione e di inaugurazione 29 agosto

a Venezia (Giardini e Arsenale) dal 29 agosto al 25 novembre 2012

Sarà aperta al pubblico da mercoledì 29 agosto a domenica 25 novembre 2012, ai Giardini della Biennale e all’Arsenale, la 13. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo Common Ground, diretta da David Chipperfield e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta

La vernice avrà luogo nei giorni 27 e 28 agosto, la cerimonia di premiazione e di inaugurazione si svolgerà mercoledì 29 agosto 2012.
 
La Mostra sarà affiancata, come di consueto, negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, da 55 Partecipazioni nazionali

Le nazioni presenti per la prima volta saranno 5: Angola, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Perù e Turchia

Il Padiglione Italia all’Arsenale è organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la PaBAAC - Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee. Gli Eventi collaterali ufficiali della 13. Mostra Internazionale di Architettura saranno proposti da enti e istituzioni internazionali che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative in vari luoghi della città.
 
Common Ground formerà un unico percorso espositivo dal Padiglione Centrale ai Giardini all’Arsenale: David Chipperfield presenterà una Mostra con 58 progetti realizzati da architetti, fotografi, artisti, critici e studiosi. 

Molti di loro hanno risposto al suo invito presentando proposte originali e installazioni create espressamente per questa Biennale e coinvolgendo nel proprio progetto altri colleghi con i quali condividono un Common Ground. 

I nominativi presenti sono in totale 104.

          ”La Biennale ha incontrato quest’anno David Chipperfield – dichiara il Presidente Paolo Baratta - consapevole del fatto che si tratta di una personalità che coltiva una visione molto intensa dell’architettura come prassi

Ci è parso importante uno sguardo all’architettura proiettato all’interno della stessa disciplina, che sappia evidenziare l’intenso dialogo tra gli architetti della generazione presente e passata, e i loro punti di riferimento.

 Un passaggio utile per riflettere e rappresentare l’architettura focalizzando su di essa la nostra attenzione, rispetto ad altre visioni che la considerano quasi un capitolo di altre discipline.”
 
          “Il tema centrale di questa Biennale 2012 – spiega il Direttore David Chipperfield – è ciò che abbiamo in comune

L’ambizione di Common Ground è soprattutto quella di riaffermare l’esistenza di una cultura architettonica costituita non solo da singoli talenti, ma anche da un ricco patrimonio di idee differenti riunite in una storia comune, in ambizioni comuni, in contesti e ideali collettivi. 

Siamo partiti dal desiderio di enfatizzare idee condivise al di là della creazione individuale, e ci siamo resi conto che questo ci imponeva di attivare dialoghi piuttosto che selezionare singoli partecipanti.  

Abbiamo iniziato chiedendo a un gruppo limitato di architetti di sviluppare idee che portassero a ulteriori richieste di partecipazione: a ciascuno abbiamo richiesto di proporre un progetto insieme a un dialogo che rispondesse al tema e mostrasse l'architettura nel suo contesto di influssi e di affinità, di storia e di lingua, di città e cultura. 

La lista finale dei partecipanti rappresenta una ricca cultura della differenza, piuttosto che una selezione di posizioni definite e dichiarate. 

Vogliamo dare risalto al terreno comune condiviso dalla professione, nonostante l'apparente diversificazione nell’attuale produzione architettonica. 

La condivisione delle differenze è essenziale all'idea di una cultura architettonica.”

          “Il ruolo dell’architetto – chiarisce Chipperfield - è, nel migliore dei casi, adempienza critica

 Gli architetti possono operare solo attraverso la procedura che conferisce loro l’incarico e che ne regola l’attività. 

Le nostre idee sono vincolate e convalidate dalla reazione della società. 

Questa relazione non è soltanto concreta ma riguarda il profondo significato del nostro lavoro. 

Nel crescente e complesso confronto tra le motivazioni commerciali dello sviluppo e il nostro continuo desiderio di un ambiente a misura d’uomo, sembra ci sia poco dialogo. 

Se l’architettura deve rappresentare qualcosa di più rispetto ai momenti privilegiati ed eccezionali del nostro mondo costruito, dobbiamo attivare una collaborazione di talenti e di risorse più impegnata

Common Ground invita a riflettere su come poter meglio indirizzare queste intuizioni condivise, queste preoccupazioni e aspettative.”

          “L’architettura è per noi l’arte dell’organizzazione dello spazio che condividiamo – afferma il Presidente Baratta - e l’espressione Common Ground a questo concetto direttamente ci riconduce. 

L’architettura è lo strumento per realizzare quella res publica che è luogo dei singoli che appartiene a tutti, essa è l’Artemide che metamorfizza la proprietà privata in bene pubblico

Nelle conversazioni con Chipperfield mi è parso di cogliere una preoccupazione: un desiderio di tornare a ricomporre l’identità dell’architetto di fronte all’uso spesso scomposto e deformato che si è fatto della sua arte, pur con la sua complicità, e per contro all’altrettanto diffuso uso mediocre e utilitaristico della non architettura.”
 
          “Parlare dell’architettura e della sua complessità, delle domande cui cerca di rispondere – conclude il Presidente Baratta - può essere utile per tutti, anche e soprattutto per la indispensabile sensibilità e, perché no, per quella più qualificata cultura della committenza senza la quale si rischia di perdere il senso delle cose, della storia e delle vere necessità.”
 
 
Biennale Sessions, il progetto per le Università
Per il terzo anno consecutivo, e dopo il successo delle edizioni precedenti, la Biennale ripropone anche per la 13. Mostra il progetto dedicato alle Università denominato Biennale Sessions

 Rivolto a Università, Accademie di Belle Arti, istituzioni di ricerca e formazione nel settore dell’architettura, delle arti visive e nei campi affini, Biennale Sessions ha l’obiettivo di favorire la visita della mostra per gruppi di almeno 50 studenti e docenti che saranno assistiti nell’organizzazione del viaggio e nel soggiorno. 

Essi potranno organizzare seminari in uno spazio messo a disposizione gratuitamente dalla Biennale. Ad oggi hanno già firmato il protocollo d’intesa 36 istituzioni internazionali.
 
Conversazioni sull’architettura
Inoltre, la Biennale organizzerà un programma di Conversazioni sull’architettura,incontri dedicati a temi, scenari e architetti particolari, previsti nei mesi di ottobre e novembre.
 
Come spiega il Presidente Baratta, “lo scopo di queste due iniziative, Biennale Sessions e le Conversazioni sull’Architettura, è di confermare il ruolo della Biennale di Venezia quale istituzione aperta alla conoscenza e allo spirito di ricerca”.
 
Anche per il 2012 è prevista l’attività Educational che si rivolge a singoli e gruppi di studenti delle scuole di ogni ordine e grado, delle università e scuole di architettura, professionisti, aziende, esperti, appassionati e famiglie. 

Le iniziative, condotte da operatori selezionati e formati dalla Biennale di Venezia, mirano ad un coinvolgimento attivo dei partecipanti e si suddividono in Percorsi Guidati e Attività di Laboratorio.
 
La cerimonia di inaugurazione e di premiazione della 13. Mostra avrà luogo mercoledì 29 agosto ai Giardini, con la consegna dei premi ufficiali assegnati dalla giuria internazionale.
 
In occasione della 13. Mostra, saranno banditi due concorsi online attraverso il sito relazionale www.labiennalechannel.org, ovvero:

COMMON GROUND | 

Fotografia: la miglior foto della Mostra (concorso aperto esclusivamente ai fotografi accreditati)

COMMON GROUND |

  Saggio: il miglior testo critico sulla Mostra.
 

38° Vogalonga

Vogalonga 2012


27/05/2012


La Vogalonga, manifestazione remiera tra le maggiori in città, si svolge dal lontano maggio 1975 per iniziativa di alcuni veneziani intenzionati a promuovere l'utilizzo delle imbarcazioni remi in una laguna. 

Dal successo della prima edizione negli anni la Vogalonga ha acquisito un profilo sempre maggiore divendo, al giorno d'oggi, una della manifestazioni più importanti in città, in grado di attirare "rematori" da tutte le parti del mondo.

Alla manifestazione partecipano da sempre anche delegazioni remiere provenienti da molte località del litorale adriatico, tutte unite per ribadire l'importanza della tradizione remiera veneta.

La partenza è in Bacino S.Marco con direzione Sant'Elena da dove si raggiungono le Vignole, Sant'Erasmo e San Francesco del Deserto. 

La carovana raggiunge quindi Burano, Mazzorbo, Madonna del Monte e San Giacomo in Paludo da dove si ritorna verso Venezia entrando nel Canal Grande di Murano. 


Una volta arrivati a Venezia si passa per il canale di Cannaregio e si svolta a sinistra in Canal Grande per la classica parata sotto il Ponte di Rialto e verso la Punta della Dogana di fronte a San Marco dove si conclude il percorso. 

Festa della Sensa

Sabato 19 e domenica 20 maggio 2012

Ogni anno Venezia richiama milioni di visitatori attratti da eventi di risonanza mondiale. Tra questi spicca la Festa della Sensa, che più di ogni altro appuntamento fa rivivere la millenaria storia della Serenissima, il suo intimo rapporto con il Mare e con la pratica della Voga alla Veneta.

La Festa della Sensa (Festa dell'Ascensione) era una festività della Repubblica di Venezia in occasione del giorno dell'Ascensione di Cristo (in dialetto veneziano Sensa). 

 Essa commemora due eventi importanti per la Repubblica: il 9 maggio dell'anno 1000 quando il doge Pietro II Orseolo soccorse le popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi. 

Il secondo evento è collegato all'anno 1177, quando, sotto il doge Sebastiano Ziani, Papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa stipularono a Venezia il trattato di pace che pose fine alla diatriba secolare tra Papato e Impero. 

In occasione di questa festa si svolgeva il rito dello Sposalizio del Mare. 

 In quel giorno, ogni anno, il Doge, sul Bucintoro, raggiungeva S. Elena all'altezza di San Pietro di Castello. 

Ad attenderlo lo attendeva il Vescovo, a bordo di una barca con le sponde dorate, pronto a benedirlo. 


 Per sottolineare il dominio della Serenissima col mare, la Festa sarebbe culminata con una sorta di rito propiziatorio: il Doge, una volta raggiunta la Bocca di Porto, lanciava nelle acque un anello d'oro.



IL PROGRAMMA
SABATO 19 MAGGIO

Ore 14.00-19.00
Lido di Venezia, San Nicolò
Mercatino della Sensa (a cura del Circolo Arci Pablo Neruda del Lido)

Ore 17.00
Venezia, Fondazione Studium Generale Marcianum (Dorsoduro, 1 - ingresso su invito)
Gemellaggio Adriatico con il Comune di Asiago (VI) e convegno di studio sui rapporti storico-culturali tra le città di Venezia e di Asiago, a cura del sindaco di Asiago Andrea Gios.
Premio "Osella d'oro della Sensa 2012"Ore 21.00
Venezia, Chiesa di San Salvador (San Marco, 4835)
Concerto "Venecie, mundi splendor - sulle tracce di Johannes Ciconia" del gruppo laReverdie, in occasione del seicentenario della morte di Magister Johannes Ciconia (1370ca-1412), la cui attività fu collegata strettamente alle città di Venezia, Padova e più in generale all'area lombardo-veneta.


DOMENICA 20 MAGGIO

Ore 9.30-19.00
Lido di Venezia, S. Nicolò
Mercatino della Sensa (a cura del Circolo Arci Pablo Neruda del Lido)

Ore 9.00
Raduno imbarcazioni in Bacino di San Marco

Ore 9.15
Partenza del corteo acqueo per S. Nicolò di Lido

Ore 10.15
Cerimonia dello Sposalizio del Mare davanti alla Chiesa di San Nicolò di Lido

Ore 10.00
Partenza della Regata dei Giovani su pupparini
a cura dell'Associazione Regatanti Venezia
Ore 10.30
Partenza della Regata della Sensa su gondole a 4 remi
A cura dell'Assessorato al Turismo del Comune di Venezia
Percorso delle regate: Bacino di San Marco - Riviera San Nicolò, dove a seguire si svolgeranno le premiazioni

Ore 11.30
Santa Messa nella chiesa di San Nicolò di Lido

Magazzini del Sale


Magazzini del Sale (o Saloni o Emporio dei Sali) sono un palazzo di Venezia, ubicato nel sestiere di Dorsoduro, lungo la Fondamenta delle Zattere ai Saloni, e affacciato sul Canale della Giudecca

Questo complesso di dimensioni ingenti fu edificato all'inizio del 1400 in un punto strategico della città: infatti lungo queste fondamenta c'era uno dei principali luoghi di approdo delle zattere e imbarcazioni che portavano le merci a Venezia.

Qui venne scelto di costruire il luogo dove depositare il sale, prodotto fondamentale nell'economia della città lagunare.

Il complesso, su progetto dell'architetto Alvise Pigazzi (allievo del più noto Giannantonio Selva),venne poi pregevolmente restaurato attorno al 1830.

Nel XX secolo, dopo la dismissione, i Magazzini del Sale hanno patito un periodo di decadenza, in seguito al quale furono riutilizzati per esposizioni. Dopo l'ultimo restauro, parte della struttura ospita, su allestimento di Renzo Piano, una mostra permanente di Emilio Vedova, inaugurata nel 2009.

La facciata della struttura è di un solo piano e sviluppata in lunghezza, con nove grandi portali sovrastati da altrettante finestre a mezzaluna; sopra le aperture centrali campeggia la scritta Emporio dei Sali.
Internamente si allungano nove spazi nei quali veniva immagazzinato il sale, dove ora vengono organizzate le citate esposizioni.


THROUGH MY WINDOW Photography by Ahae 

dal 23/03/12 al 24/04/12

 Dopo i successi di New York, Londra e Firenze, e prima di abbandonare l’Italia alla volta di Parigi, arriva ai Magazzini del Sale di Venezia, dal 24 marzo al 24 aprile 2012, la mostra Through my window del fotografo coreano Ahae. Il progetto, a cui l’artista sta lavorando da due anni, dalla scorsa primavera sta girando il mondo. 

 Proposta la prima volta negli splendidi spazi del Grand Central Terminal di New York, la mostra è stata poi alla National Gallery di Praga, nei Kew Gardens di Londra, alla Vremena Goda Galleries di Mosca e a Firenze, ospite del Museo Nazionale della fotografia Alinari. 

 Dopo Venezia, nuova splendida sede, la mostra volerà ai Giardini delle Tuileries di Parigi.

L’esposizione, che si avvale del patrocinio della Regione Veneto, si sviluppa nei Magazzini del Sale, all’interno degli affascinanti spazi dell’Accademia di Belle Arti e del Bucintoro. 

Curata da Keith H. Yoo, propone 114 fotografie selezionate tra gli oltre un milione di scatti che Ahae ha fatto negli ultimi due anni dalla stessa finestra del suo studio, nella Corea del Sud, dove vive e lavora. 

 Grazie alla sua sensibilità artistica per la luce, i colori e i dettagli, Ahae riesce a immortalare i paesaggi e la natura nel susseguirsi delle stagioni: attimi che potrebbero non ripetersi mai più. 

 Dalle prime luci dell’alba fino all’ultimo bagliore del giorno, il fotografo ci trasporta attraverso la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno, dondolandoci sull’altalena dell’avvicendarsi delle stagioni e delle loro atmosfere e seguendo i movimenti del sole e della luna.

Con le sue immagini, Ahae fa rivivere il mondo naturale in tutta la sua grandiosa bellezza. 

E immortalando il trascorrere del tempo e i cambiamenti nella natura che lo circonda, il fotografo vuole anche lanciare un messaggio forte sulla responsabilità che dobbiamo assumerci nei confronti del mondo in cui viviamo.

 Impegnato fin dagli anni Settanta nella tutela dell’ambiente, con i suoi scatti scandaglia la natura in cui è immerso, ricordandoci che il mondo che abbiamo ereditato è splendido ma anche in pericolo e che dobbiamo fare quanto è in nostro potere per salvaguardarlo.

Per non alterare lo scenario naturale che si palesa al di là della sua finestra, Ahae non si concede il lusso del condizionatore nello studio, neppure durante la torrida e afosa estate coreana. 

Con la finestra aperta è esposto ai venti freddi e pungenti dell’inverno così come al sole rovente e alle zanzare dell’estate. 

Ogni scatto è un’esperienza unica.

Con una media di 2.000 – 4.000 fotografie al giorno si è reso necessario creare una postazione per l’elaborazione delle fotografie, per agevolare l’archiviazione del flusso costante di istantanee. 


Il tutto è gestito da Ahae Press, Inc. 

 Durante l’elaborazione, coerentemente con la filosofia di Ahae volta alla salvaguardia dell’integrità naturale, le fotografie non subiscono alcun tipo di manipolazione quali alterazione del colore, taglia e incolla, combinazione di più fotografie o l’introduzione nell’immagine di elementi estranei; prima di stampare le opere finali è ammessa soltanto una pulizia delle fotografie (allineamento, rimozione di macchie e una minima correzione di contrasto e luminosità). 

Tutte le c-print digitali di Ahae sono prodotte da Duggal Visual Solutions. 

La mostra è accompagnata da un catalogo che documenta il lavoro dell’artista, con testi di Milan Knížák, ex direttore generale della Galleria Nazionale di Praga, Joseph Backstein, direttore dell’Istituto d’Arte Contemporanea di Mosca e Commissario della Biennale d’Arte Contemporanea di Mosca, e di Keith H. Yoo. 

Casa dei Tre Oci

La Casa dei Tre Oci o Casa di Maria è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Dorsoduro, nell'isola della Giudecca. È affacciata sul Canale della Giudecca, all'altezza della fondamenta delle Zitelle


La Casa dei Tre Oci è un edificio del XX secolo legato a numerosi nomi illustri. Esso fu concepito tra 1912 e 1913 dal pittore emiliano Mario De Maria (Bologna1852Venezia1924), che ne fece la sua nuova dimora veneziana. In questo palazzo, dopo la morte di De Maria, soggiornarono e abitarono personaggi legati al mondo dell'arte, come l'architetto Renzo Piano.


Nel   ambienta alcune scene del film Anonimo veneziano presso questo palazzo.
Oggi la Casa è di proprietà della Polymnia Venezia srl, società che vi organizza eventi culturali legati all'arte novecentesca; al suo interno sono conservati ancora gli arredi originali e molti materiali fotografici e artistici legati alle vicende di De Maria e della Casa.



Esempio di architettura neogotica primo-novecentesca, Casa dei Tre Oci è frutto di diverse tendenze architettoniche, da quelle della tradizionale casa-fondaco veneziana a quelle avanguardistiche del XX secolo.



L'edificio è di tre piani, ma è sottolineata l'importanza del piano nobile, con i tre enormi oci (veneziano per occhi), grandi finestre ogivali con vista sul Canale della Giudecca e sul Bacino di San Marco. Centralmente, al secondo piano, va segnalata la presenza di una bifora incorniciata da decorazioni neogotiche.



Personal Best di Elliott Erwitt  

dal 30/03/12 al 15/06/12

 Il Centro Internazionale di Fotografia Tre Oci (della Fondazione di Venezia) ospita la Personal Best di Elliott Erwitt. 

 La mostra fotografica, realizzata personalmente da Erwitt, raccoglie una selezione di 140 fotografie fra le più celebri e significative della sua intera carriera.

 L’edizione italiana è promossa dalla Fondazione di Venezia e curata da Denis Curti. Membro dal 1953 della storica agenzia Magnum,fondata al termine della seconda guerra mondiale da un gruppo di fotografi fra i quali ci sono Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, Erwitt non solo ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sei decenni della storia del nostro mondo e della civiltà contemporanea, ma ha saputo cogliere in una serie di immagini in bianco e nero gli aspetti più tragici e quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo.

Il linguaggio privilegiato con il quale ha compiuto questa difficile impresa è quello dell’istantanea, da cui risulta tutta l’ironia di un universo congelato in pose bizzarre, ma anche l’insospettabile perfezione formale che può scaturire dal caso. 

Scrive egli stesso: “ Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo. 

 Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla”. Tre Oci Centro Internazionale di Fotografia è un luogo interamente dedicato alla fotografia e ai linguaggi dell’arte contemporanea. 

In questo straordinario contesto vengono ospitate grandi mostre fotografiche di livello internazionale, piccole mostre dossier di giovani fotografi emergenti. 

Nella Casa dei Tre Oci troveranno posto i fondi fotografici di proprietà della Fondazione di Venezia consultabili digitalmente, i fondi De Maria e l’archivio fotografico e librario Italo Zannier, una biblioteca, un centro di alta formazione con varie sale per workshop, corsi base e di specializzazione.


Ca' Dario

Ca' Dario è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Dorsoduro, che si affaccia direttamente sul Canal Grande. 
L'edificio è famoso per la presunta maledizione che graverebbe su di esso: secondo la leggenda, infatti, i suoi proprietari sarebbero destinati a fare bancarotta o a morire di morte violenta
 L'edificio venne commissionato all'architetto Pietro Lombardo nel 1479 da Giovanni Dario come dote nuziale per la propria figlia Marietta, promessa sposa di Vincenzo Barbaro, un ricco mercante di spezie proprietario dell'omonimo palazzo in Campo San Vio.
 Giovanni Dario, un borghese di origini dalmate, svolgeva importanti mansioni per la Repubblica di Venezia: fu mercante, notaio della cancelleria ducale, segretario ducale e si guadagnò l'appellativo di salvatore della patria dopo che, nel 1479, riuscì a negoziare un accordo di pace con i turchi.
 Il palazzo è costruito sopra un antico cimitero ed è visibilmente inclinato a causa di un assestamento delle fondamenta. 

La facciata asimmetrica, in pietra d'Istria, è riccamente decorata da marmi policromi disposti a medaglioni circolari ed è suddivisa in pianoterra e tre piani. 

Il corpo del palazzo è costruito in stile gotico fiorito, molto diffuso a Venezia, ma la facciata sul Canal Grande è chiaramente rinascimentale.

 Alla base dell'edificio è presente l'iscrizione VRBIS GENIO IOANNES DARIVS (latino: Giovanni Dario protettore della città). 

I camini, in tipico stile veneziano, sono fra i pochi esemplari originali dell'epoca sopravvissuti fino ad oggi.

 La balconata neogotica venne aggiunta nel XIX secolo.

Nel 1494, alla morte di Giovanni Dario, il palazzo venne ereditato da sua figlia Marietta e poi passò a Vincenzo Barbaro.

 La famiglia Barbaro rimase in possesso del palazzo fino all'inizio del XIX secolo, quando Alessandro Barbaro (1764-1839), membro dell'ultimo Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia e consigliere aulico del Tribunale Supremo di Verona, vendette il palazzo ad Arbit Abdoll, un commerciante armeno di pietre preziose.

Ca' Dario viene spesso descritta come uno dei palazzi più caratteristici di Venezia, spesso paragonato alla Ca' d'Oro.

 La sua strana bellezza colpì l'interesse di John Ruskin, che ne descrisse le decorazioni marmoree con dovizia di particolari.

 Il retro del palazzo, dipinto di rosso, si affaccia su Campiello Barbaro.

Tratto da Wikipedia.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Template:CopyrightByWikimedia

Fontego dei Turchi

Il Fontego dei Turchi (o, in italiano, Fondaco dei Turchi) è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Santa Croce e affacciato sul Canal Grande, accanto al Fontego del Megio e di fronte alla Chiesa di San Marcuola di Cannaregio.

Il palazzo risale al XIII secolo, costruito per volontà di Giacomo Palmieri, poi venduto nello stesso secolo alla Repubblica di Venezia e, successivamente, a privati.

Tra XVII e XIX secolo ebbe la funzione di emporio dei Turchi.

A partire dal 1858 è di proprietà del comune, che lo adibì, dopo un disastroso restauro/ricostruzione, a museo (fu la vecchia sede del Museo Correr, oggi in Piazza San Marco). 

Dal 1923 ospita il Museo civico di storia naturale di Venezia.

Il Fontego dei Turchi è un palazzo di due piani, vittima di un restauro interpretativo errato di metà Ottocento, per mano di Federico Berchet.

Tuttavia sono leggibili ancora alcuni elementi della struttura tipica del fondaco e del disegno stilistico veneto-bizantino che caratterizzava il Fontego dal XIII secolo.

L'altezza contenuta dell'edificio è carattere comune ai fondachi, avendo essi soprattutto funzione di magazzino. 

La facciata presenta un piano terra segnato da dieci archi a tutto sesto e una loggia con diciotto arcate di dimensioni minori, ispirandosi alla vecchia facciata. 

Ai lati Berchet aggiunse due torrette, articolate su tre livelli. 

Tutta la facciata è sovrastata da merli, assenti prima della ricostruzione.

Tratto da Wikipedia.it
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Fontego dei Tedeschi

Il Fontego dei Tedeschi (o, in italiano, Fondaco dei Tedeschi) è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di San Marco e affacciato sul Canal Grande, in posizione adiacente al Ponte di Rialto.

Analogamente al Fontego dei Turchi il Fontego dei Tedeschi è di antica fondazione (XIII secolo) e legato alle esigenze commerciali della Repubblica di Venezia: esso era punto d'approdo delle merci trasportate da mercanti tedeschi, che qui le immagazzinavano.

L'edificio originario fu vittima di un incendio devastante nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 1505, ma in meno di cinque mesi il Senato veneziano aveva già deciso di ricostruirlo su progetto di Girolamo Tedesco.

 Si trattava di una completa ricostruzione, che ebbe luogo tra il 1505 e il 1508.

 A differenza di altri palazzi sul Canal Grande, si decise di non ricorrere a decorazioni marmoree né elementi decorati a traforo, abbellendo piuttosto le campiture libere tra le finestre con affreschi, per i quali vennero chiamati Giorgione e il suo giovane allievo Tiziano. 

Secondo Dolce, che scriveva nel 1557, la Giustizia di Tiziano, dipinta sul lato della calle, era così bella che venne scambiata per opera del maestro Giorgione, generando un conflitto tra i due.

Nel 1508 venne celebrata la conclusione dei lavori con una messa solenne e nello stesso anno una contesa per il pagamento degli affreschi di Giorgione fa pensare che anche la decorazione esterna fosse completa.

 Verso il 1760 gli affreschi erano ancora discretamente leggibili, come dimostra una serie di incisioni di Anton Maria Zanetti.
 
Come gli altri fonteghi della città, anche questo fu soppresso con la caduta della Repubblica nel 1797.
È stato a lungo di proprietà delle Poste Italiane. Ceduto nel 2008 al gruppo Benetton per un importo di 53 milioni di euro, si prevede che verrà sottoposto ad un nuovo intervento di recupero statico e funzionale, sotto la direzione artistica dell'architetto olandese Rem Koolhaas, con la creazione di un polo non solo commerciale ma anche culturale.

Grande complesso che guarda sul Ponte di Rialto, il Fontego è un edificio a pianta quadrata disposto su tre livelli intorno a un cortile interno, coperto da una struttura in vetro e acciaio, dov'è conservato l'antico pozzo.

 Al pian terreno cinque grandi arcate a tutto sesto chiudono un portico in dialogo col Canal Grande, dove si scaricavano le merci. 

Il secondo livello è percorso da una lunga fila di bifore e monofore a cui corrispondono simmetricamente le finestre quadrangolari minori dei due piani sovrastanti.

 La sommità del palazzo è merlata.


Verso il 1508 la facciata che dà sul Canal Grande fu affrescata per mano di Giorgione e di Tiziano Vecellio, ma oggi del loro lavoro restano pochi frammenti alle Gallerie dell'Accademia, deteriorati dagli agenti atmosferici e dal clima umido e salmastro della laguna.


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Fontego del megio

Il Fondaco o Fontego del Mégio (in italiano Fondaco del Miglio, noto anche come Depositi del Megio) è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Santa Croce e affacciato sul Canal Grande, accanto al Fondaco dei Turchi e di fronte alla Chiesa di San Marcuola di Cannaregio.
Costruito nel XIII secolo dalla Repubblica di Venezia, il Fontego fu inizialmente magazzino del grano.
 Poi, la specializzazione di tale Fondaco passò al miglio, il che spiega il nome (megio è termine veneziano per miglio), bene alimentare del quale il palazzo fu il centro di raccolta cittadino fino alla caduta della Repubblica nel 1797, quando cadde in disuso. 
Attualmente ospita una scuola elementare.


Facciata delle più disadorne del Canal Grande, il Fontego del megio è una tipica struttura di fondaco.

La forometria è costituita da tre piccoli portali rettangolari e da tredici piccole aperture quadrangolari disposte su tre livelli.

Gli elementi di decoro sono essenzialmente due: sulla sommità una fila di merli e in posizione centrale un bassorilievo con Leone di San Marco, simbolo apposto su ogni edificio pubblico dalla Repubblica (l'attuale scultura non è però l'originale, che fu distrutta alla caduta dello Stato Veneziano, ma una ricostruzione moderna di Carlo Lorenzetti).


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Palazzo Contarini Fasan

Palazzo dalla deliziosa facciata in stile gotico-fiorito veneziano (1474).
 Secondo una tradizione locale, il suo soprannome deriva dalla passione del proprietario per la caccia ai fagiani (fasan).

Un’altra leggenda legata a questo edificio lo vuole ‘Casa di Desdemona’, sfortunata moglie di Otello e vittima della sua gelosia.

Ornatissima costruzione archiacuta che in alcuni elementi costruttivi e decorativi risente già del Rinascimento; poggioli e capitelli sono splendidi esempi di stile gotico-fiorito veneziano (c. 1475).
Palazzo di piccole dimensioni, ha una facciata sviluppata in altezza.

La forometria, espressione massima dell'architettura gotica veneziana, evidenzia i tre livelli: al piano terra consta di tre piccole finestre rettangolari (manca un accesso sull'acqua); al primo piano una trifora a sesto acuto con balcone, le cui aperture sono sostenute da colonnine in pietra bianca; al secondo piano due monofore ogivali.


Tra le due monofore, sotto una piccola apertura quadrata, c'è un grande stemma della famiglia Contarini in bassorilievo.



La sommità della facciata è percorsa da una cornice dentellata, al di sotto della quale sopravvivono le tracce degli affreschi quattrocenteschi che un tempo ne abbellivano la superficie.


Sul lato sinistro un "cavalcavia" mette in collegamento il palazzo con l'edificio attiguo: peculiare in esso è la presenza di una monofora gotica, su modello di quelle della facciata.


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Ca' Corner

Il maestoso palazzo di Cà Corner, che primeggia sul Canal Grande, sede degli uffici della Provincia e della Prefettura, si trova nel centro storico di Venezia, nel Sestiere di San Marco.

Il Palazzo Cornaro a San Maurizio, che figura nella pianta del De' Barbari, là dove più tardi sarebbe sorta Cà Corner, fu fondato da Bartolomeo Malombra, conte della Tisana, discendente da un'antica famiglia cittadina venuta da Cremona.

 La "bella casa", le cui cronache narrano che era e la più bella di Venezia, fu acquistata da Giorgio Corner nel 1499. 

Alla morte di Giorgio, avvenuta nel 1527, il Palazzo e gli altri suoi possedimenti furono ereditati dai quattro figli maschi: Francesco, Zanne, Hieronimo e Iacomo. 

Cinque anni dopo la morte di Giorgio Corner, il palazzo fu distrutto da un incendio sviluppatosi nella notte fra il 15 e il 16 agosto, in seguito al quale nulla restò in piedi. 

In tale occasione bruciarono, unitamente a 400 staja di frumento e grandi quantità di zucchero, tutti i quadri della sala, fra cui un pregiato dipinto rappresentante la cena di Emmaus, una testa romana di gran valore e alcuni oggetti che erano appartenuti alla Regina di Cipro .

 L'11 Settembre 1532, i Corner facevano richiesta, di fondi, alla Repubblica per la ricostruzione della casa di famiglia. Il nuovo palazzo doveva essere legato al nome di Jacopo Sansovino. 

Il primo riferimento certo all'architetto risale a una lettera a lui indirizzata, in data 20 novembre 1537, dall'Aretino.

Indirizzo: San Marco 2662, Venezia



Palazzo Corner della regina

Nobile costruzione settecentesca classicheggiante, eretta su progetto dell'architetto Domenico Rossi: se ne inizio la costruzione nel 1724, sull'area di un preesistente palazzo dei Cornaro, il cui ramo fu detto "della Regina" appartenendo ad esso (ed essendo ivi nata nel 1454) Caterina Cornaro, regina di Cipro.

Fu dall'ultimo dei Corner, il sacerdote Caterina, lasciato questo palazzo a Papa Pio VII (1800) che lo cedette ai Padri Cavanis per le loro scuole di carità, dai quali lo acquisto il Comune 


La facciata fu eretta, sembra, su progetto di G. Sardi nella seconda metà del '600.

 E' sede oggi dell'Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia

La Fondazione Prada ha annunciato l'apertura di Ca' Corner della Regina come sua nuova architettura espositiva. 

Messo a disposizione dalla Fondazione Musei Civici usufruttuaria dello storico stabile di proprietà del Comune di Venezia, per un periodo di tempo di sei anni con intesa di rinnovo, l'edificio sarà aperto con una mostra che documenta l'attività multiforme della Fondazione Prada.
Indirizzo: Calle della Regina, 2215, Santa Croce, 30135, Venezia


Tel.: 0418109161

Palazzetto Bru Zane

Ospita il Centre de Musique Romantique Française

Appassionata di Venezia, Nicole Bru, che ha svolto una brillante attività nel campo della ricerca, si è lasciata sedurre nel 2006 dal Palazzetto Zane, un luogo “musicale” dal fascino discreto dove il silenzio è durato troppo a lungo. 


Si racconta che Mozart vi abbia suonato durante il suo viaggio a Venezia nel carnevale del 1771.

 Se così fosse, avrebbe indubbiamente potuto ammirare, nella sala da ballo, l’affresco di Sebastiano Ricci, artista che aveva occasionalmente lavorato anche come scenografo per le opere di Haendel a Londra.

La Fondation Bru, un’istituzione internazionale, ha deciso di fare restaurare l’edificio e di creare il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française.


Indirizzo: San Polo 2368, 30125, Venezia




Pellestrina

L’isola di Pellestrina è costituita dai centri San Pietro in Volta, Portosecco e Pellestrina. 
 
La storia dell’isola iniziò nel XIV sec. all’epoca della Guerra di Chioggia, quando essa fu spartita tra quattro famiglie nobili che ne favorirono la ricostruzione e che diedero il loro nome ad altrettanti quartieri (Vianello, Busetto, Zennaro, Scarpa). 
 
 
Sull’isola, che si può percorrere in bicicletta, si ammirano le numerose chiesette, i palazzetti e le case cinque-secentesche.